Dario Argento ci consegna il suo capolavoro. Scritto insieme alla compagna Daria Nicolodi, da sempre fissata con stregonerie ed eventi sovrannaturali, il film è una favola dei fratelli Grimm in salsa horror. Primo della cosiddetta trilogia delle madri, Argento si è ispirato alla lettura di numerose fiabe infantili soprattutto per ideare il personaggio di Elena Markos, la Regina Nera. La fotografia ad opera di Luciano Tovoli è caratterizzata dall’uso di lenti anamorfiche e luci ad arco davanti alle quali sono state poste stoffe colorate in modo da poter essere avvicinate il più possibile ai volti degli attori dando l’impressione che i colori fossero stati gettati come vernice sui loro volti: questo metodo artigianale ha contribuito ad accentuare il tono fantastico della pellicola. Grazie a tale tecnica, il film assume un misterioso fascino; altro fondamentale riferimento stilistico fu il cinema espressionista tedesco per il suo peculiare utilizzo di simbolismo e contrasto visivo. Memorabili le musiche composte dai Goblin, ridondanti e inquietanti grazie alla voce che costantemente sussurra versi e frasi senza senso. La storia è molto semplice: una ballerina americana arriva a Friburgo per iscriversi ad una prestigiosa scuola di danza che si scoprirà essere controllata da streghe attraverso la loro magia. Il film vive di messa in scena e ambientazione sin dalla scena dell’arrivo all’aeroporto e si sviluppa attraverso un crescendo che porta al finale in cui Argento ci lascia col dubbio riguardo alla nostra protagonista : forse anche lei nasconde un oscuro segreto.
Suspiria