La tecnica al servizio della guerra. Sam Mendes torna a dirigere un film di guerra dopo il fallimento di Jarhead (2005). Il regista britannico dopo gli ultimi due Bond movie intimisti e che andavano ad indagare sull’intimità dell’agente segreto più famoso del cinema, qui ci propone un film che non va a ricercare nello sviluppo dei personaggi la sua finalità. Anzi, a partire dai due protagonisti (due caporali dell’esercito britannico a cui viene affidato un compito importante) viene data poca importanza a chi sono e alla loro quotidianità prima della guerra. Il piano sequenza, costituito da più microsequenze collegate tra di loro tramite trucchi digitali, segue la missione dei due caporali in ogni momento. Mendes trasmette una Gran Bretagna molto funzionale e patriottica. L’intelligence a differenza di molti film attuali viene mostrata in tutta la sua positività (serve veramente a sventare morti e sciagure), anche grazie alla presenza di generali e colonnelli che sembrano essere molto interessati alle sorti dei loro soldati. Alla visione di 1917 vengono in mente altre due pellicole che hanno dato una forte ispirazione alla riuscita (indubbia) del film: Orizzonti di Gloria e Dunkirk. Dal primo attinge ovviamente dal contesto storico e ambientale; entrambi nella Grande Guerra, in mezzo alle trincee ma con la differenza che Kubrick ci dava la sua visione della follia di chi era al comando. Come Dunkirk non ci fa praticamente mai vedere (tranne che per un paio di momenti) il nemico, vi è sempre una minaccia costante ed ogni momento può essere l’ultimo per i due inglesi. Il prodotto finale è ottimo grazie ad una grande regia, una fotografia maestosa del grande Roger Deakins e delle scenografie impeccabili. Resterà nella nostra memoria come uno dei capisaldi nel genere war-movie? Solo il tempo darà la sua sentenza.
1917