All’apice della sua carriera Alfred Hitchcock decise di girare un film noir, ma non venne capito. Perché si, alla sua uscita Vertigo non venne apprezzato a causa della sua trama ritenuta complicata e poco plausibile e per la relazione tra i 2 protagonisti (talmente strana per l’epoca da risultare disagiante). La trama gira intorno a Scottie, un ex poliziotto ritaratosi dopo la morte di un suo collega, in cui cominciò a manifestare sintomi di acrofobia, che viene contattato da un suo vecchio amico per indagare sulla moglie Madalaine, apparentemente ossessionata da un’antenata sosia morta suicida. La prima parte del film sembra una storia di fantasmi, nella quale lo spettatore si immedesima nelle paure della donna e Hitchcock ne esprime al meglio la suspense (Madaleine viene inquadrata e fotografata come se fosse un essere ultraterreno). La seconda parte ha un ritmo più intenso e veloce nella quale i due protagonisti cadono vittima, innamorandosi, delle loro ossessioni. Il film è forse il più perturbante della Hollywood anni 50. Qui il regista Britannico osa anche dal punto di vista tecnico. La cosiddetta tecnica Vertigo in cui vi è lo zoom in avanti e la carrellata all’indietro per simulare la vertigine prende il nome proprio dal film in cui compare per la prima volta. Strepitosa la prova di James Stewart e di Kim Novak. Il primo risulta essere affascinante e perfettamente credibile nel duplice ruolo di investigatore-amante. Mentre la seconda è bellissima e magnetica nel ruolo “dark-lady” tipico del noir. Oggi il film è considerato uno dei più grandi capolavori della storia della settima arte. Omaggiato, copiato e revisionato un film che anche col passare del tempo rimarrà per sempre negli occhi degli spettatori.
Vertigo